Sveglia con calma, esco e non capisco se sono ad Ayuttayah o a Shangai...Comunque è una splendida giornata, come colazione mangio una banana, inforco Fury-ang, la mia bicicletta rossa, m'immedesimo in Nibali e parto per il Giro di Ayuttayah in 4 tappe. In effetti Ayuttayah sorge su un isola circondata da tre fiumi e da una strada circolare, tipo il GRA di Roma, che ne percorre l'intero perimetro e che decido di sfidare.
Prima tappa (Tamarind - Templi del Sud; 5 km, pianeggiante, 30 gradi all'ombra): si tratta del Wat Suwan Dararam e del Wat Phanan Choeng. Per quest'ultimo sono costretto a mollare la bici tipo triathlon e prendere una barca che mi porta su un isolotto. È lunico tempio che pago e anche l'unico che non riesco a vedere per la solita marea di cinesi in vacanza che mi impediscono di entrare. Per fortuna sono tutti bassi, faccio una foto al Buddha sopra le loro teste e torno indietro. Mentre vado alla barca non mi avvedo di un monaco che sta facendo una benedizione di gruppo e che m'infracida tutto.
Seconda tappa (Templi del Sud - Templi dell'Ovest; 12km, 6% di pendenza media, 34 gradi all'ombra, che non trovo, quindi 46 gradi al sole): il Wat Kasatathrirat e il Wat Chai Wattanaram, il più famoso. Arrivo a quest'ultimo con la lingua di fuori, il sole mi picchia in testa, sono più morto che vivo. Mi accascio al bar. Pausa di 10 minuti. Foto di rito all'ingresso e riparto.
Terza tappa (Templi dell'Ovest - Elephant Kraal; 5km, 4% pendenza media, miraggi). Anche in questa tappa sono costretto a mollare la bici per prendere...l'elefante. Un simpatico giro con un solo problema: il mio ha il raffreddore. E quindi procede non solo con la classica andatura a singhiozzo ma anche inframezzata da uno starnuto ogni due passi. Dopo 2 minuti chiaramente mi viene il mal di mare. Comunque. E' bella la sensazione, mi sento come un sultano a vedere tutti dall'alto del mio Dumbo col mio ombrellino a coprirmi dal sole e tutti a farmi le foto pensando guarda quello scemo li. A un certo punto, colpo di scena, pausa gelato. Non per me, ma per la guida e sopratutto per l'elefante, incredibile! L'elefantista mi dice "he likes ice-cream more than banana" e io gli faccio la battuta, "this is why he is freezed, ahaha" ma sembra non capirmi anche perché non sono sicuro che freezed significhi raffreddato. Dopo un silenzio imbarazzato riprendiamo il cammino poi altra pausa per pranzo di banane (stavolta solo l'elefante, non la guida) e lavaggio dei denti con la proboscide con successivo sciacquo su di me, maledizione. Scendo da Dumbo tutto fradicio e parto per l'ultima tappa.
Quarta tappa (Elephant Kraal - Old Coffee Risto 3km, sprint finale): vittoria e meritata pausa pranzo. Durante la quale ho una rivelazione: scopro finalmente che spicy non vuol dire speziato ma piccante! Ecco perché tutte le volte mi chiedono se la pietanza che ordino la voglio particolarmente spicy. Ecco perché mi brucia il culo.
Comunque.
Doccia, siesta pomeridiana e...lavaggio a mano (di 3 magliette), cosa che non mi capitava dagli anni '90, ai tempi del militare. Molto soddisfatto di me stesso lascio Fury-ang ed esco a piedi, direzione ristorante della sera prima. Mentre lotto di nuovo col menu e con il cameriere arriva un ragazzo che mi saluta. "Hey man!". Non lo riconosco. Mi capita anche in Italia di non riconoscere le persone ma qui avrò parlato con 4 gatti..Me lo ricorda lui: avevo attaccato bottone con lui e la sua amica a pranzo sentendoli fare lezioni di spagnolo. A questo punto mi invita a raggiungerlo al suo tavolo. Ottimo, un occasione per perfezionare il mio inglese! Sono 3 americani che insegnano l'inglese qui da circa 8 mesi: Cameron (che parla anche italiano), Gabriel (che parla anche francese) e Dustin (che parla americano). Alla fine passo la serata a parlare con Cameron in italiano, con Gabriel in francese e con Dustin in americano (cioè lui parla e io ascolto facendo finta di capire, ogni tanto muovendo il capo in segno di approvazione). Ci scambiamo le nostre storie ma apparentemente la mia, senza lavoro e quasi padre in thailandia, vince a mani basse. Cameron mi racconta anche un aneddoto divertente ossia che in thailandese 'came' significa vagina e 'ron' significa calda, facendomi intuire le sue difficoltà nel presentarsi alle ragazze del posto. Gabriel invece mi da una dritta: per imparare a salutare in thai (sa wat dee krap, troppo difficile da ricordare) devi pensare a un poliziotto svedese (sweedy cop). Non so cosa c'entri ma funziona, da oggi saluto tutti!
Fantastica questa!!!! Dall inizio alla fine
RispondiEliminaSe sapessi che cosa significa Fabio in thailandese...
RispondiEliminaฟาบิโอ
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