lunedì 23 febbraio 2015

6. Da Bangkok ad Ayuttayah

Ciao Bangkok!
Prendo un tuktuk al volo e volo con un autista aspirante suicida che mi porta alla stazione. Mi rimetto dallo spavento con una sontuosa colazione thailandese: una minuscola gaufre belga, retaggio del mio passato. Gaufre che comunque mi costa più del biglietto di treno per Ayuttayah, ossia circa 40 centesimi per 2 ore di treno, incredibile!
In effetti se pensi che in 2 ore di treno facciamo un tragitto di 68 km capisci che non hai preso Italo. Ma non mi lamento, è comunque una velocità ben superiore di quella che ero abituato a fare ogni mattina sul Grande Raccordo Anulare per andare a lavoro.
Il treno è fichissimo. Praticamente si tratta di un bus sui binari, suona pure il clacson. Passa in mezzo alle case, si ferma a prendere gente in mezzo ai binari..alla fine m'illumino: il treno per i thailandesi è quello che noi chiamamo tram! Uguale uguale. Comunque.
Dopo 70 km di tram arrivo finalmente ad Ayuttayah , altra città pericolosissima, non solo per il traffico ma per i cani. Recita lonely planet: "di sera i branchi di cani si aggirano per le strade. Evitate qualsiasi contatto, anche solo di guardarli negli occhi per non correre il rischio di essere attaccati e morsi". Per fortuna ho calcolato tutto e sono arrivato in pieno giorno (sono furbo io). Quello che non ho calcolato invece è l'impossibilità di trovare la mia 'Tamarind House'. La mappa è approssimativa, l'indirizzo pure e per mezz'ora vago sotto il solito sole cocente. A un certo punto decido che è arrivato il momento di provare il mio inglese. Entro in una specie di bar, scorgo un ragazzo "sorry I'm looking for Tamarind guesthouse", il ragazzo mi risponde in thailandese, insisto, insiste pure lui nel rispondermi in thailandese, una lotta fra sordi finché non chiama 3 altri ragazzi alla riscossa. Dopo 3 minuti di confabulazioni ognuno di loro mi indica la direzione dei 4 punti cardinali. Per fortuna arriva una signora che forse capisce qualcosa e mi dice di tornare indietro. Uscendo mi accorgo che ero entrato in una casa e che ho probabilmente parlato con mamma e figli. E vabbè chissenefrega, aria condizionata arrivo!
Niente da fare, altra mezz'ora completamente perso. Alla fine punto un cinese, i cinesi sono fortissimi penso, ci stanno colonizzando e non ce ne accorgiamo.
"Sorry, where is tamarind guesthouse?"
"Ooo...zonghuò ho chi min chang hotel chaluomg?"
"Yes yes hotel..tamaring hotel..house! Sleep!"
"Aaaa... Uhi nisshichu koni fujian anui shandong jiansu"
E cosi per 10 minuti. Poi gli mostro l'indirizzo, si illumina perché vede un numero di telefono e, gentilissimo, chiama. Col mio cellulare. Per fortuna non risponde nessuno.
Alla fine mi indica una direzione chiaramente a casaccio, la seguo per non offenderlo, arrivo in un vicolo cieco e mi affido a Santo Google. Finalmente capisco che devo tornare indietro e dopo un ora e mezzo dall'uscita dal treno arrivo disidratato al Tamarind.
Appena pagato mi dicono che non c'è l'aria condizionata per un problema di elettricità della zona e che la sera devo tornare prima della mezzanotte per non disturbare. E io che volevo fare baldoria. Comunque. Doccia fredda (anche qui il boiler non funziona?) e riposo.
Due ore dopo sono pronto per il giro della città e dei templi. Mi propongono scooter o bici e chiaramente il viaggiatore low-cost che è in me opta per la seconda soluzione. Il mio bolide è un modello vintage rosso anni 70 con cestino incorporato ma chissenefrega, inforco i pedali e parto deciso a caso verso destra, la tipa mi urla dietro "no, not that direction, there are dangerous dogs!". Molto bene. Faccio retromarcia, mi giro, le sorrido e riparto ancora più deciso. Dopo 10 metri inizia a piovere. Ma ormai non mi ferma più nessuno. Attraverso in lungo e in largo la città, incroci, strade, rotonde, sotto la pioggia, con la guida a sinistra e con gli occhi semichiusi per evitare di guardare negli occhi i numerosissimi cani randagi, tanto per rendere le cose ancora più semplici. Dopo un po' di giri mi rendo conto, con un certo stupore, di essere l'unico scemo in bici, per giunta cigolante.
Macchisenefrega, in un paio d'ore volo e faccio il record di visite dei templi, me li ricordo a memoria: wat phra ram, wat phra si sanphet, wihaan mongkhon bophit, wat chetharam, wat lokaya sutha, wat kuti thong, wat suwannavat, wat ratburana e wat phra mahathat. Per giunta, tutti gratis. Tecnica 'foto e pedalare'.
Tornando in albergo mi decido a fermarmi in uno di questi chioschetti per strada, indico dei spiedini e chiedo cos'è, la cuoca risponde "si for"; indico degli specie di involtini e chiedo cos'è, la cuoca mi risponde "si for". Faccio ah ok con la testa e li prendo tutti e due, mi ci butta dentro una salsa magica, addento il tutto pregando che non mi venga lo sguaraus.
Il tempo di un riposino e sono operativo per la serata. Appena esco m'imbatto in un casino pazzesco. Mercati, parchi giuochi, concerti, karaoke, tutto apparso in un ora. Tutti vestiti di rosso. Mi spiegano che festeggiano il capodanno cinese. Boh. Io nel frattempo vado a mangiare nella direzione opposta in un posto consigliatissimo. Aperto il menu entro subito in crisi. Mentre mi faccio spiegare dal cameriere ad una ad una le 1250 portate interviene in francese un simpatico giovanotto che mi consiglia assolutamente un piatto. Un insalata. Io non voglio un insalata replico. Ma lui mi chiarisce che non è un insalata come intendiamo 'noi', c'è anche della roba fritta. Allora accetto il consiglio e non me ne pento. Al ritorno mi faccio stancamente trascinare dalla folla di cinesi poi mi fermo improvvisamente ad un concorso di bellezza. Al contrario dell'Italia dove tutti starebbero con la bava a darsi gomitate per stare davanti, qui sono tutti tranquilli tant'è che riesco non soltanto a piazzarmi in prima fila, ma dopo un po' vado anche a curiosare tra le quinte e intervisto una delle papabili Miss. Mi risponde che è una concorrente di Miss Cina 2558 per festeggiare il capodanno cinese.
2558? Sono troppo avanti questi cinesi!

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