E infatti, causa fuso orario, apro gli occhi alle 3.30. Incuriosito comunque nel vedere Bangkok che riposa mi alzo, apro la finestra, fisso un muro a 10 cm dal mio naso, richiudo e mi rimetto a letto.
Mi rialzo alle 10 e dopo una bella doccia gelata (non riesco a far funzionare il boiler) sono pronto per la passeggiata. Esco dalla "house", respiro a pieni polmoni gas di scarico, piscio e pollo fritto e m'incammino. Perfeziono da subito la mia tecnica di attraversamento delle strade adottando il metodo "segui il kamikaze". Arrivo presso i templi minori, ne visito un paio per allenamento prima di raggiungere il mitico Wat Phra Kaew ma mi accorgo subito di un problema. Le scarpe. Bisogna togliersele. Per me è una scocciatura perché non ho le infradito e ogni volta il mio pit-stop (togli e rimetti) dura più della mia visita di un tempio. Inoltre noto che, tolte le scarpe, i fedeli vicino a me (e qualche jeko sui muri) si accasciano subito e non si rialzano più. Mah.
A questo punto decido di lasciar perdere i piccoli templi e di tirare dritto all'imperdibile Wat Phra. Slalomeggio tra i turisti sotto un caldo atroce e a 20 metri dall'ingresso vedo che poco lontano si fermano 3 autobus. Da questi 3 autobus scendono 3 miliardi di cinesi, un miliardo per autobus. Tutti davanti a me. Sto per rinunciare ma poi prendo coraggio e faccio la mostruosa fila. Dopo mezz'ora sbuchiamo...nel giardino d'ingresso. Per pagare c'è un altra fila con un altro milione di giapponesi. Faccio una foto (alla biglietteria) e me ne vado via, tanto ho letto che questo tempio era una cagata.
Piano B: il Wat Pho, 2do tempio più importante di Bangkok. Passo per mercati e cucine improvvisate per la strada, fa un caldo e un umidità bestia, immagino che se al posto di questi piccoli asiatici che non sudano ci fossero americani o europei saremmo già tutti morti. Vinto dal caldo contratto brillantemente una bottiglietta d'acqua da 50 centesimi a 25 centesimi, potere ereditato dal mio viaggio in Marocco l'anno scorso. Arrivo finalmente al tempio e riesco anche a visitarlo. Preso dall'euforia decido sullo slancio di completare la trilogia del sacro triumvirato della storia antica di Bangkok (cit. Lonely Planet): l'imponente Wat Arun. Prendo il traghetto, attraverso il mekong o come cavolo si chiama e arrivo al tempio. Una ripida scalata mi aspetta. Salgo con fatica scendo a fatica e fatti due passi mi prende il crampo del lavoratore dipendente (ex) alla coscia destra. Mi trascino verso il traghetto e seguirà una via crucis per trovare un posto dove mangiare che non sia per strada. Alla fine ne trovo uno, come al solito non so cosa mangio, è poco ma buono, torno in albergo, mi accorgo che mi sono bruciato naso e braccia e che sono a buon punto per la mia abbronzatura da muratore che sfoggerò nelle isole del sud. Seconda doccia fredda e buonanotte. Alle 16.
Mi sveglio due ore dopo con un unico pensiero: fame. Stavolta mi informo, passo due ore su tripadvisor a cercare il ristorante migliore, lo trovo, esco con l'acquolina in bocca, faccio un km ed è chiuso. Maledizione. Vago di nuovo come uno zombie alla ricerca del secondo ristorante che mi sono segnato ma non riesco a trovare l'indirizzo con tutte queste vie scritte in cirillico o non so quale altro alfabeto. Dopo un altra ora di camminata mi butto per disperazione in un locale e prendo il pad thai, tipico piatto thailandese (stavolta mi ero informato), discreto. Appena uscito dal locale m'incammino verso l'albergo, faccio 30 metri e passo davanti al ristorante che stavo cercando.
Che amarezza.
Mi rialzo alle 10 e dopo una bella doccia gelata (non riesco a far funzionare il boiler) sono pronto per la passeggiata. Esco dalla "house", respiro a pieni polmoni gas di scarico, piscio e pollo fritto e m'incammino. Perfeziono da subito la mia tecnica di attraversamento delle strade adottando il metodo "segui il kamikaze". Arrivo presso i templi minori, ne visito un paio per allenamento prima di raggiungere il mitico Wat Phra Kaew ma mi accorgo subito di un problema. Le scarpe. Bisogna togliersele. Per me è una scocciatura perché non ho le infradito e ogni volta il mio pit-stop (togli e rimetti) dura più della mia visita di un tempio. Inoltre noto che, tolte le scarpe, i fedeli vicino a me (e qualche jeko sui muri) si accasciano subito e non si rialzano più. Mah.
A questo punto decido di lasciar perdere i piccoli templi e di tirare dritto all'imperdibile Wat Phra. Slalomeggio tra i turisti sotto un caldo atroce e a 20 metri dall'ingresso vedo che poco lontano si fermano 3 autobus. Da questi 3 autobus scendono 3 miliardi di cinesi, un miliardo per autobus. Tutti davanti a me. Sto per rinunciare ma poi prendo coraggio e faccio la mostruosa fila. Dopo mezz'ora sbuchiamo...nel giardino d'ingresso. Per pagare c'è un altra fila con un altro milione di giapponesi. Faccio una foto (alla biglietteria) e me ne vado via, tanto ho letto che questo tempio era una cagata.
Piano B: il Wat Pho, 2do tempio più importante di Bangkok. Passo per mercati e cucine improvvisate per la strada, fa un caldo e un umidità bestia, immagino che se al posto di questi piccoli asiatici che non sudano ci fossero americani o europei saremmo già tutti morti. Vinto dal caldo contratto brillantemente una bottiglietta d'acqua da 50 centesimi a 25 centesimi, potere ereditato dal mio viaggio in Marocco l'anno scorso. Arrivo finalmente al tempio e riesco anche a visitarlo. Preso dall'euforia decido sullo slancio di completare la trilogia del sacro triumvirato della storia antica di Bangkok (cit. Lonely Planet): l'imponente Wat Arun. Prendo il traghetto, attraverso il mekong o come cavolo si chiama e arrivo al tempio. Una ripida scalata mi aspetta. Salgo con fatica scendo a fatica e fatti due passi mi prende il crampo del lavoratore dipendente (ex) alla coscia destra. Mi trascino verso il traghetto e seguirà una via crucis per trovare un posto dove mangiare che non sia per strada. Alla fine ne trovo uno, come al solito non so cosa mangio, è poco ma buono, torno in albergo, mi accorgo che mi sono bruciato naso e braccia e che sono a buon punto per la mia abbronzatura da muratore che sfoggerò nelle isole del sud. Seconda doccia fredda e buonanotte. Alle 16.
Mi sveglio due ore dopo con un unico pensiero: fame. Stavolta mi informo, passo due ore su tripadvisor a cercare il ristorante migliore, lo trovo, esco con l'acquolina in bocca, faccio un km ed è chiuso. Maledizione. Vago di nuovo come uno zombie alla ricerca del secondo ristorante che mi sono segnato ma non riesco a trovare l'indirizzo con tutte queste vie scritte in cirillico o non so quale altro alfabeto. Dopo un altra ora di camminata mi butto per disperazione in un locale e prendo il pad thai, tipico piatto thailandese (stavolta mi ero informato), discreto. Appena uscito dal locale m'incammino verso l'albergo, faccio 30 metri e passo davanti al ristorante che stavo cercando.
Che amarezza.
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